Riccardo Dri
ECOSISTEMA DI PENSIERO
CHI SIAMO E COSA FACCIAMO
Filosofia del Post-umano - Analisi dei sistemi informativi come nuova biologia dell'esistenza - Teoria della Persuasione - Filosofia del linguaggio - Dalla sofistica greca alla comunicazione contemporanea - Critica Culturale - Diagnosi delle trasformazioni strutturali del nostro tempo - Antropologia - Psicoanalisi
KAFKA E LA BIOLOGIA DEL CODICE

Franz Kafka è stato letto, per oltre un secolo, come scrittore dell’assurdo, del potere e dell’alienazione. Ma quella interpretazione appartiene ormai a un paradigma esausto.
Kafka non è un autore dell’esistenzialismo, bensì del post-umano: il primo narratore della vita immersa nei sistemi informativi, colui che ha intuito — con un secolo d’anticipo — la nascita di un mondo dove l’esistenza si misura in termini di leggibilità, tracciabilità e codifica.
La sua opera, se riletta oggi, rivela una sorprendente attualità: non più parabola dell’angoscia metafisica, ma biologia del dato, analisi visionaria di un organismo che si confronta con ambienti semantici tossici, protocolli opachi e linguaggi incompatibili.
Kafka non descrive l’assurdo, ma il funzionamento puro: un sistema che opera senza comprendere.
Nei suoi romanzi, la burocrazia è il primo simulacro dell’intelligenza artificiale; il tribunale è una rete informatica ante litteram; La metamorfosi racconta l’impossibilità del corpo di tradursi in un linguaggio stabile; Nella colonia penale mostra il linguaggio come codice che incide la carne.
Attraverso queste immagini, Kafka anticipa la nostra condizione di organismi informazionali, in cui il vivente non coincide più con la vita, ma con la sua trasmissione. ISBN: 979-12-24083-76-4
Ultimi casi di studio
Cosa resta di noi. Considerazioni inattuali nel tempo delle cancellazioni.

Le traiettorie analitiche sviluppate lungo il presente lavoro convergono verso una diagnosi che non può essere liquidata come mera nostalgia culturale né come semplice critica reattiva alla contemporaneità. Ciò che emerge, piuttosto, è la configurazione di una trasformazione strutturale che investe simultaneamente linguaggio, istituzioni e presupposti antropologici dell’umano.La riduzione della distanza – discorsiva, simbolica e relazionale – si rivela il filo conduttore di tale mutamento: una contrazione che, mentre promette inclusione e immediatezza, finisce per neutralizzare il rischio costitutivo del pensiero e dell’agire. In questo quadro, il linguaggio perde progressivamente la sua funzione generativa per diventare superficie di conformità; la libertà sopravvive come forma svuotata; l’individuo si integra al sistema rinunciando alla propria eccedenza. Parallelamente, l’erosione delle strutture primarie – in primis la famiglia – e la crisi della proiezione futura delineano una condizione in cui la continuità stessa della comunità politica appare problematica. La denatalità, lungi dall’essere un mero dato demografico, si configura come sintomo di una più profonda rarefazione del senso: laddove il futuro non è più promessa, l’azione perde scopo e la vita stessa tende a ripiegarsi su un presente autosufficiente e sterile. Non si tratta, tuttavia, di opporre semplicisticamente tradizione e modernità, né di invocare un ritorno regressivo a forme storicamente esaurite. La posta in gioco è più radicale: riaprire lo spazio della differenza, restituire tensione ai concetti, riattivare quella distanza che rende possibile il pensiero e la parola. Solo attraverso il recupero di una dialettica interna – capace di sostenere conflitto, pluralità e rischio – diventa pensabile una rigenerazione del tessuto culturale e sociale. In ultima analisi, la domanda che attraversa questo lavoro resta aperta: cosa resta di noi quando viene meno ciò che ci eccede? La risposta non può essere data una volta per tutte, ma esige di essere continuamente riarticolata in uno spazio che non sia già saturato. È precisamente in questa apertura – fragile e necessaria – che si gioca la possibilità di un nuovo inizio.
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LE DINAMICHE DELLA PERSUASIONE

La persuasione non appartiene al discorso. Appartiene al pensiero. Non è una tecnica, né uno strumento. È la forma in cui il linguaggio si espone alla verità, e insieme la espone al rischio. A partire da Protagora e Gorgia, questo libro interroga la persuasione nella sua dimensione originaria: non come arte del convincere, ma come condizione in cui il reale si articola e prende senso. Ciò che persuade non si aggiunge al vero. Ne determina la possibilità. La persuasione non è soltanto un’arte del discorso. È una forma del pensiero. A partire dalla riflessione dei sofisti — in particolare Protagora e Gorgia — questo libro indaga la natura della persuasione nella sua dimensione più radicale. Lontano da una riduzione retorica o strumentale, la persuasione emerge come una struttura originaria del rapporto tra linguaggio e verità, tra parola e mondo. Attraverso un confronto serrato con la modernità, il volume mostra come le dinamiche persuasive non appartengano esclusivamente alla sfera della comunicazione, ma costituiscano una condizione fondamentale dell’esperienza: ciò attraverso cui il reale si articola, si interpreta, si rende significativo. In questa prospettiva, la persuasione non è ciò che altera la verità, ma ciò che ne rende possibile l’apparizione.
ISBN: 979-12-24075-95-0
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