HHo scritto "Noi l'errore" perché all'inizio della ricerca, quindi prima di sprofondare su 2/300 articoli scientifici sul tema della trasmissione genetica e sull'evoluzione, ero convinto che, stante la contingenza, o la casualità, che vige in genetica, solo un errore di trasmissione fosse responsabile di quel momento X in cui i primati "sono diventati" Sapiens. Niente di più sbagliato. Sono partito con un errore per descrivere un presunto errore. In realtà è errore ciò che diverge da quanto ci si aspetta. Dov'era scritto che noi Sapiens avremmo dovuto comparire? Caso e necessità hanno fatto il resto. Caso: buttiamo due dadi; come prevedere il risultato? E' casuale. Necessità: il risultato del lancio dei dadi non potrà mai essere 37 !! Come sapeva già Platone: "Il κλῆρος, la sorte, entra nello spazio di Ἀνάγκη, la necessità" (Platone, Repubblica, 619e 1 e 617d). Che cosa significa “errore”?

Noi, l’errore. Il titolo può sembrare una dichiarazione. È invece, almeno in parte, una domanda. Che cosa significa chiamare errore un evento biologico? Nel linguaggio della biologia molecolare è possibile parlare, in senso descrittivo, di errori di replicazione del DNA, di ricombinazioni imperfette, di duplicazioni o alterazioni prodotte durante i processi attraverso i quali il materiale genetico viene copiato e trasmesso. Ma da questo significato tecnico non segue che il risultato costituisca un “errore” per l’evoluzione. La distinzione è fondamentale. Un errore, nel significato ordinario della parola, presuppone un risultato corretto che non è stato raggiunto. Una frase contiene un errore se esiste una regola ortografica rispetto alla quale giudicarla; un calcolo è sbagliato perché esiste un risultato determinato; una macchina può funzionare male perché è stata costruita per svolgere una funzione.

L’evoluzione non dispone di un modello futuro dell’organismo da costruire. Non confronta ciò che appare con ciò che avrebbe dovuto apparire. Le variazioni genetiche si producono senza conoscere le conseguenze che avranno. Alcune sono neutrali, alcune dannose, altre possono rivelarsi vantaggiose in determinate condizioni. Moltissime scompaiono. Altre persistono. Il loro destino dipende dall’interazione con l’organismo nel suo complesso e con l’ambiente nel quale quell’organismo vive e si riproduce.

L’“errore” molecolare e l’“errore” evolutivo appartengono dunque a due piani differenti. Il primo può descrivere un evento materiale. Il secondo rischia di introdurre surrettiziamente proprio ciò che una concezione non finalistica dell’evoluzione deve evitare: l’idea che esistesse qualcosa che la vita avrebbe dovuto diventare.

Eppure vale la pena conservare questa parola. Perché il suo equivoco ci riguarda.